Autore: Francesca Marra

Ascolta(me)

Quanto tempo dedichiamo a noi stessi durante la frenesia di tutti i giorni? Agenda piena, colma di eventi difficili o meno impegnativi. Scadenze, numeri, situazioni irreversibili.
Dimentichiamo (fingiamo di farlo), quasi sempre, che al centro di ogni cosa, di ogni tempo, di ogni singolo momento, esistiamo prima noi. Il nostro corpo, carne e ossa, mente e cuore, o viceversa.
Chi se ne prende cura? Bisognerebbe interrompere il ritmo cadenzato dalle responsabilità. Bisognerebbe escogitare una strada diversa da seguire quando necessitiamo di fermarci.

Eppure chi ha il coraggio di arrestarsi, teme di ricevere l’appellativo di inconcludente, o semplicemente incapace. Questo perché ci troviamo a vivere innumerevoli situazioni in cui conta molto di più la quantità che la qualità di ciò che diamo.
Ma ciò che diamo, non è esattamente anche ciò che siamo? Perché la maggior parte delle occasioni diventano più importanti di una semplice azione quotidiana?

E se decidessimo di prestare ascolto a noi stessi e di frenare la catasta montagna di impegni improrogabili?

Sai, cerco di ripetermi a bassa voce, che l’alba più bella del mattino comincia da te. Sai, che le relazioni più belle dipendono proprio dal tuo buongiorno? E allora, continuo a ribadire a me stessa e a chi legge, prova a convincere prima te stessa e poi il mondo li fuori…

…quanto potere possiedi, quanti fiori incolti hai saputo far rifiorire. Non hai bisogno di raggiungere grandi utenze, devi crederci prima tu. Ascoltati, ascoltami. Ascolta ogni minimo rumore che fai quando attraversi gli altri. Ascolta la tua voce, i tuoi pensieri. Bacia il tuo sorriso, rispondi ai tuoi occhi. Ascolta il tuo cuore, brama ogni tuo desiderio. Ascolta i tuoi sentimenti, poi quelli altrui. Fai in modo che nei tuoi sguardi possano riflettersi soltanto i più puri. Ascolta il tuo passato, migliora il tuo presente, prometti il tuo futuro. Ascoltati.
Non esiste nulla di più prezioso rispetto al tuo stato d’animo.
Motore di azioni, artefice di decisioni, padre di conclusioni.

Ascoltati ma per davvero, non spostare in cantiere nemmeno la minima percentuale di ciò che senti oggi, di ciò che vivi oggi, perché potrebbe diventare un problema domani. E le priorità potrebbero diventare ostacoli. Muri.
Ascoltati quando sei solamente più fragile e prova per un momento, a fermare tutto il resto. Perché se a farlo non sarai tu, non lo farà nessun altro.

Ascolto significa tempo, cura e amore. Tre prerequisiti per ottenere qualsiasi tipo di vantaggio.

Comincia ora, comincia da te.

HO SCRITTO

Ho scritto per amore, per speranza. Ho scritto per passione, per tristezza. L’ho fatto per paura, per timore. Sono tornata a farlo ogni qual volta le emozioni erano così potenti da fare male. Quel nodo in gola difficile da districare, sembrava scivolare attraverso il colore delle parole. Così importanti, da salvarmi anche quando l’unica soluzione possibile era troppo lontana. La scrittura non si è mai tirata indietro.
Ho scritto quando ho avuto l’impressione di essere talmente fortunata da immortalare quei momenti. Sono tornata a farne uso oggi, mentre il cuore riposa finalmente dal turbine di eventi di poca importanza. Oggi scrivo di quanto mi senta libera, senza ragioni specifiche. Di quanto sia bello essere serene, anche se quel macigno recente non è ancora svanito. Il peso lo sento ancora tutto. Per questo le parole mi escono a raffica, come se non riuscissero ad aspettare il proprio turno. Il dispiacere è stato troppo, la fatica altrettanto. Ma in cuor proprio, so quanto coraggio possiedo per procedere ancora, verso la stessa direzione. Ma che importa farlo se il cuore resta allo stesso punto? Mi sento frenata, incredula, non riesco a trovare l’energia necessaria per affrontarne ancora un altro. Eppure mi basta alzare lo sguardo verso quei fogli di carta appesi alla parete che testimoniano i miei traguardi accademici. Mi basta chiudere gli occhi, concentrarmi solo su quanto amore io porti dentro. Ce la farò, continuo a ripetermi. Posso ancora dimostrare quanto valgo. Come sempre, con il cuore che mi scoppia dal petto e le lacrime agli occhi di chi sa ancora commuoversi, ogni volta che si raggiunge una pace, una vittoria. E sarà condivisa, sarà tutta condivisa con te, angelo mio. Oggi ho bisogno di te, non andare, ti prego. Oggi dammi l’amore che muove il mio cuore e portami a vincere questa battaglia. Perché oltre ogni limite, umano e terreno, con te, solo con te, ho scritto di cose eterne. E continuerò a farlo, papà, per tutta la vita.

Illumina i tuoi pensieri

Quando sei triste, magari sei solo pensierosa. Quando sei pensierosa, magari stai solo attendendo che passi presto un momento, quell’episodio che ti fa stare col fiato sospeso. In silenzio, guardati attorno. Alza lo sguardo al cielo e perditi nella bellezza di tutto ciò che è sopra di te. Gli angeli, ti osservano. Non puoi certo immaginare che altrove si starebbe meglio, perché oggi hai una luce che ti attornia spettacolare. È coinvolgente, sincera.
Ecco, quell’attesa così noiosa, incerta e ricca di interrogativi inizia lentamente a scemare. Ti accorgi di quanto sia stato importante fermarti, resistere. Nonostante il dispiacere di molto tempo trascorso, sei di nuovo in gioco, con tutto il cuore. Perché lo sai prima di ogni altra cosa o persona, che ogni volta che scendi in campo con il cuore, vinci. Superi ogni battaglia. Raggiungi quella luce interiore e riesci a trasporla oltre te stessa. Sei coinvolgente, sei felice. Ti senti così, illuminata. Travolta da una bella giornata. Una giornata in cui il cuore è al riparo e tutti quei momenti di bilico sembrano evasi per sempre. Sei grata, sei fortissima. Oggi, hai saputo dimostrare a te stessa che superando i momenti bui sei sempre in grado di riabbracciare la luce. Non ti sei accontentata, non ti sei scoraggiata. Oggi sei luce, speranza e amore.

E torni con lo sguardo rivolto al cielo per ringraziare anche lui, come ieri, come domani. Per tutta la vita, per ogni sorriso e per le emozioni più belle di cui godi.
Vorrei raccontarle, vorrei le vivesse anche lui.

Sono sicura che oggi sarebbe fiero di me, perché ho saputo mantenere alto il potere dei sentimenti e non ho mai smesso di credere in quello dell’amore.
Grazie ❤️

Quando la paura diventa un vantaggio

La parola vantaggio, rima alla perfezione con “coraggio”. Quest’ultimo, risulta essere fondamentale per superare una condizione precaria, una sfida, una complicanza incontrata lungo la strada. Il coraggio è qualcosa che non sempre nasce da fuori, dall’esterno o da chi ci attornia. Spesso, al contrario, insita dentro di noi e ci spinge a compiere un’azione piuttosto che un’altra. Bisogna comprenderne la fonte, l’origine. Per cercare di alimentare, di annaffiare o semplicemente sostenere l’ottimismo alla nascita. Eppure, per quanto il coraggio alberghi dentro noi, spesso ci troviamo a cercare motivazioni anche lontanissime dal nostro corpo.

Ci pensavo da questa mattina. Esattamente dal momento in cui l’allarme della sveglia preannunciava l’inizio di una lunga giornata. Come avranno dormito i miei alunni? Ma soprattutto saranno riusciti a dormire? Alle ore 8:00 sarebbero cominciati gli esami orali, i colloqui finali di un percorso scolastico che si sarebbe chiuso

.
Sul loro volto ho saputo individuare tanta paura, emozione e anche tanta incertezza. Interrogativi sul domani che presentano vuoti e malinconie. Eppure li osservo da fuori l’aula e sembrano già così adulti.

Oggi avrei voluto insegnare loro che anche la paura può diventare azione, che anche i sogni possono essere avverati. Oggi ho sentito di comunicargli che la passione non devono mai accantonarla e che ogni passo verso il domani, deve ricordare da dove si è partiti. Il coraggio è proprio questo: provare a superarsi ogni giorno, tentare di spingersi oltre i propri limiti, non dimenticando mai che tutte le paure affrontate, si sono rivelate decisive per diventare ciò che siamo. Che quelle paure si tramuteranno in altre, ma forse non ci abbandoneranno mai. Che senza quelle paure, domani non avremmo il coraggio di superare qualunque difficoltà.
Quindi avrei voluto ripetergli di non sentirsi mai nel posto sbagliato, o forse che si tratterà soltanto di un momento passeggero, prima che la paura scemerà e sarà soltanto un ricordo del tempo vissuto.

19 marzo

Alcune volte chiudo gli occhi e cerco di sentire la tua voce. Provo a isolarmi dai rumori esterni e ti cerco nel buio dei ricordi. Lontani nello spazio ma in un tempo che sembra ancora presente. Non te ne sei mai andato. Ti reclamo nel silenzio della notte con tutto il mio cuore, nella speranza che una minima parte di te possa ricongiungersi con il mio spirito. Ti chiamo perché mi manchi, perché vorrei averti qui con me. Desidererei trascorrere con te almeno un altro giorno di questa vita, un giorno di sole, in cui tutta la luce del cielo possa illuminarti. Ricordo quando mi chiamavi piccirè, quando mi portavi in giro dai tuoi colleghi di lavoro, quando ero la tua principessa. Ricordo i giri in auto, le lunghe cantate alla radio, Pino Daniele. Ricordo il caffè amaro e la sigaretta che bruciava lentamente perché eri sempre pieno di lavoro da sbrigare.
Io non voglio festeggiarlo questo giorno, questo maledetto venerdì, in cui tu non sei al mio fianco. Io non ho nulla da celebrare perché te ne sei andato via, e non tornerai mai più. È un dolore immenso che non riesco mai a superare. Non riesco mai a capire perché mi hai lasciata da sola e hai permesso tutto questo. Adesso che mi rimane solo la memoria, il ricordo che ho di te, e dei momenti nostri, vorrei solo tu tornassi da me.Per poterti toccare, baciare, odorare. Mi manca il tuo profumo. Mi manca maledettamente il tuo sorriso, papà. E lo so, lo ripeto quasi ogni giorno a me stessa, che tu sei l’angelo più bello del paradiso, ma alcuni giorni questa certezza non mi basta. E mentre tutto il paese festeggia questa giornata così importante, i miei occhi si posano sulla tua gelida lapide, papà. Mi sento così impotente, quasi responsabile. Perché te ne sei andato via davanti alle mie urla, al mio spavento ingenuo, ai miei stupidissimi 20 anni. Te ne sei andato troppo presto, mentre io pensavo che durassi tutta la vita. Sei eternamente vivo nei miei occhi e nel mio cuore. Ma quanto vorrei che al riaprire dei miei occhi tu fossi qui ora. Solo per dirti che non c’è bisogno della “festa del papà” per celebrarti. Che rinascerei e morirei altre mille volte figlia tua. Mi manchi tantissimo. E sarò sempre la tua piccirella, fin quando il mio cuore batterà, ti giuro che lo farà per entrambi. Perché tu mi hai insegnato a camminare e se oggi sono in grado di continuare a farlo senza te e anche merito tuo. Tanti auguri papà, ovunque tu sia, so amarti fin lì. ❤️

L’odore vero

Che fai? Perché stai guardando fuori dalla finestra? Mi ripetevo incessantemente mentre lo sguardo vagava nel grigiore del cielo. Assente, continuavo a chiedermi quando, sarebbe arrivato il momento.

Gli occhi hanno il potere di surrogare gli altri sensi e quasi mimetizzarli. Sanno parlare, comunicare e sorridere. Sapevo che questo non era il caso. Increduli, questa volta non riuscivano a smascherare l’incerto. Era tutto fermo, quasi immobile. Gli unici movimenti del tempo, venivano scanditi dal rumore delle foglie agitate dal vento. La pioggia era da giorni una costante.
Non mi dispiaceva, l’acqua che scendeva riusciva a tenere la giusta compagnia. Guidava l’equilibrio della ricerca, come un sottofondo musicale, quasi terapeutico. Ma le risposte erano tardive, quasi peggiori delle previsioni iniziali. Convinta che quello sarebbe stato il punto esatto da cui ammirare il panorama, continuavo a sperare che qualche segnale si facesse vivo.

Tornavano soltanto i cattivi odori.

Il calore del caffè mi inebriava la vista mentre il fumo lasciava spazio ai pensieri. Mi interessava sempre andare a fondo dei particolari, districarli. Guardarli con occhio lucido e investigativo, da ogni prospettiva. Non era più il momento di darla vinta alle emozioni. Non ero più in grado di tollerare l’amaro delle cattive abitudini. L’amore mi aveva salvata una marea di volte, ma era l’arma più potente e distruttiva,al contempo. Investire altro tempo in delusioni e paure non era possibile, non in questo periodo così pretenzioso di attenzioni. Cercavo soltanto l’odore vero, quello buono come nasceva dal caffè che mi addolciva il palato. Quello naturale, appunto.

Ma da quella finestra ammiravo soltanto silenzi e infelici ricordi, di sapori aspri. Di momenti difficili, taglienti. Così pensando, di allontanarmi e rifugiarmi nelle coccole della colazione, arrivava ormai inattesa la risposta. Mi voltavo incuriosita,come al solito, verso l’ignoto. Mi fidavo della fonte, non avevo altre carte da giocare. In omaggio c’era solo una visuale più ampia, a prima vista profumata.
Decidevo di fidarmi, di tentare una nuova esperienza. Alla ricerca dell’odore, quello vero, afrodisiaco. Ci stavo provando, sentivo di essere quasi alla fonte, per un momento andava tutto secondo i piani. Poi una brusca deviazione di marcia, senza preavviso, trascinava via ogni sapore di speranza. Ma continuavo a crederci, a pensare che quella non era la fine. Quella mattina era solo un nuovo inizio, probabilmente più bello delle ultime albe. In cui ero attorniata da odori di ogni tipo, forse scaduti.
La finestra iniziale si chiudeva perfettamente. Ero pronta per una nuova immersione. O almeno i sentimenti erano già tutti lì, in fila indiana pronti all’uso. L’odore del caffè continuava a catturare la mia attenzione, mentre un nuovo cammino si proiettava all’orizzonte.

Aprila

Capitano giornate tristi. Giornate in cui l’unica luce che riesci ad avvertire proviene da dentro. Capitano quando meno te lo aspetti, e non puoi far altro che affrontarle, utilizzando la tua riserva infallibile, quella “primavera”che custodisci nell’emisfero destro. Con quei fiori che indossi al posto delle camicie e quei sorrisi che profumano di sincerità. Il fiato si accorcia, il gelo della temperatura esterna sembra pervadere anche la parte più intima di te. Quasi perdi il controllo. Quasi scivoli giù senza paracadute. Dove sono finiti i colori? Sembra tutto sbiadito, tutto confuso. Eppure ci avevi messo tutto l’impegno e l’amore possibile nel coltivare quei prati. Incolti, appaiono, oggi. Preferiresti sfoggiare azioni cancellabili, quasi come disegnate da una penna elementare. Non riesci a tacere, cominci ad aprire canali di comunicazione. Canali di relazione, di confronto. Ma di cancellabile purtroppo non c’è nulla, se non questo tempo sufficientemente vissuto, che ha sorpreso il tuo umore e sfidato la tua paura. Solo un piccolo gesto basterebbe, per aprirla veramente. Aprire la porta del tuo cuore, immenso ma di facile accesso, anche nei giorni più bui e complicati. Aprila e tienila per pochi, questa voglia incommensurabile d’amore, che ti accompagna ottimisticamente, sempre. Sii coraggiosa, adrenalinica e forte, che quando rimani aperta, anche quei prati incolti cominciano a germogliare. E quando cominci tu, contagi anche a chilometri di distanza. E quando ci sei tu, anche la brutta giornata diventa lucente.
Aprila, e tienila accesa.
Che domani andrà meglio e i fiori riprenderanno a crescere.

Grazie

Vivila

Sei così bella, che a volte mi perdo nei tuoi pensieri, riesco a sentirli, a toccarli, a capirli. Sei così dolce, tremendamente sensibile. La tua sensualità arriva di corsa a smentire ogni probabile dubbio: sei ancora più tenace, più forte e determinata di come appari. Ti sei messa in gioco, l’hai fatto nonostante i mostri del passato. Ti sei interrogata su quale fosse la strada giusta almeno cento volte, ma la risposta è sempre giunta dal cuore. Il cervello in queste circostanze gioca un ruolo superficiale, da spettatore. Tutti i sentori che avverti derivano dalla passione, da quell’ardore che ti spinge a viverti il presente incurante del domani. Sei sempre stata in grado di camminare da sola, a testa alta. Perché quando decidi di vivere un’emozione lo fai in maniera esagerata. Perché se desideri, lo fai senza mezze misure. Perché se ci sei, nessuna parte di te è altrove, se non qui. Non riesci a calibrare, ti trovi dentro fino al collo. Ma questa volta è diverso. Questa volta sai che non puoi permetterti di cadere. Hai già superato e capito troppe persone, cose e situazioni. Adesso meriti un po di felicità. Di sane risate e abitudini gentili. Adesso vuoi sorridere e non pensare al pericolo. Adesso pensi di meritare qualcosa di esclusivamente bello. Adesso pensi di non voler più sacrificare il tuo oggi per un domani migliore. Adesso sei felice, lo senti. Vuoi tornare a brillare di luce tua, ci sei quasi. Non smettere di farlo, non permettere a nessuno di farlo. Sei importante, amati e credici. Perché tu sei una di quelle persone che si incontrano quando la vita decide di farti un dono. Abbracciati e regala al mondo il tuo sorriso, perché quando lo fai, li fuori si sta meglio. Perché quando sorridi, anche l’amaro diventa meno indigeribile e tutti i colori si presentano più luminosi. Sei bellissima.

Un passo.

Una stanza bianca di modeste dimensioni lascia spazio ad un passo a due.

Io e te, così scontato, allora.

Tu, padrone di un ritmo cadenzato più veloce delle tue intenzioni.

Io, minuscola al tuo cospetto.

Dal basso, ti guardo con gli occhi dell’amore.

Tu, mi tieni le mani incurante delle note che scorrono in sequenza.

Leggera come l’aria, danzante.

Mi fermo a guardarti, così maestoso e sicuro di sè, mi incanti.

Io e te, adesso accompagnati dalla voce di Pino Daniele in sottofondo che intona “ e se chist nun è ammore”. 

Mi fido di te.

Mi prometti che quel ballo lo avremo continuato assieme l’indomani. 

Peccato che un domani non sia più avvenuto.

Peccato che quel ballo continua soltanto nei miei sogni.

Forse per questo non riesco ad eliminare Pino dalla mia songlist.

Mi tiene legata a te.

Mi riporta a quella danza nel salone di casa,

Quando tu eri al mio fianco,

E ora non ci sei più.

Quel giorno ho contato tutto. 

Ho contato le lacrime.

Ho contato i sospiri.

Ricordo ogni immagine e rivivo ogni sensazione.

Non dimentico niente. 

Giorni di pace e silenzio e giorni di urla e disperazione.

Te lo racconto ogni giorno quel giorno.

Te lo racconto perché voglio che tu sappia quello che hai lasciato.

Che mi è rimasto. 

Mi manchi Papà. 

Scusa se penso urlando

Chiudo la penna prestando attenzione a non macchiarmi di inchiostro. I pensieri stanno diventando invadenti, quasi insopportabili. Difficili da gestire, ma così facili da comprendere. Passiamo giorni interi a cercare un modo di interpretare le sensazioni, cerchiamo un modo che sia meno doloroso possibile, ma anche più rapido per uscirne. Accade veramente di rado riuscire a soffermarsi sul presente, siamo continuamente influenzati dal passato. Il futuro che prima ci spaventava, adesso sembra essere quasi debilitato. Ci accontentiamo della condotta quotidiana, del buon senso, di terminare la lunga lista di faccende appuntate. Non curiamo più l’evento straordinario. Perché “va bene così, l’ho già risolto ieri”. E se oggi fosse davvero un’occasione? Un’opportunità che domani starai già rimpiangendo? Dobbiamo imparare a rallentare, a misurare ogni gesto che compiamo, ogni passo che facciamo. Dobbiamo insegnare ai nostri alunni l’importanza dei legami, della comunicazione, del dialogo. Ma quanto tempo occorre per fermarsi un minuto e dedicarsi a qualcosa che non è presente nella lista? Siamo pervasi da responsabilità, costretti da limiti temporali. Spesso finiamo per emulare meccanismi ordinari senza nemmeno avere l’aspettativa di cambiare. Perché il cambiamento spaventa, il cambiamento implica novità. Il cambiamento pone davanti a scelte che potrebbero rivoluzionare il futuro. Dobbiamo essere qui e ora, come dice sempre la mia dottoressa. FERMATI. circondati oggi di quello che vorresti domani, non aspettare che sia il tempo a restituirti risultati. La corsa ti farà soltanto terminare i tuoi impieghi prima dello scadere della giornata, ma non ti assicurerà sulla qualità, sulla rendita. Per questo, mi dice A., cerca di non appesantire i tuoi pensieri. Non significa essere superficiale, bensì audace, selettiva. Cura ed esegui minuziosamente i tuoi adempimenti, ma concediti il lusso di abbracciare l’ignoto.
Dietro il buio dell’incertezza, si può celare la più grande e profonda sorpresa del tuo domani.