Il sole bollente di una giornata estiva mi accarezza la pelle, rendendola come piace a me, abbronzata.
Il colorito che assume in una manciata di ore so che durerà per qualche giorno; ho abbastanza tempo per studiare e non rischiare di mimetizzarmi con il biancore delle pagine.
Ho scritto per amore, per speranza. Ho scritto per passione, per tristezza. L’ho fatto per paura, per timore. Sono tornata a farlo ogni qual volta le emozioni erano così potenti da fare male. Quel nodo in gola difficile da districare, sembrava scivolare attraverso il colore delle parole. Così importanti, da salvarmi anche quando l’unica soluzione possibile era troppo lontana. La scrittura non si è mai tirata indietro.
Ho scritto quando ho avuto l’impressione di essere talmente fortunata da immortalare quei momenti. Sono tornata a farne uso oggi, mentre il cuore riposa finalmente dal turbine di eventi di poca importanza. Oggi scrivo di quanto mi senta libera, senza ragioni specifiche. Di quanto sia bello essere serene, anche se quel macigno recente non è ancora svanito. Il peso lo sento ancora tutto. Per questo le parole mi escono a raffica, come se non riuscissero ad aspettare il proprio turno. Il dispiacere è stato troppo, la fatica altrettanto. Ma in cuor proprio, so quanto coraggio possiedo per procedere ancora, verso la stessa direzione. Ma che importa farlo se il cuore resta allo stesso punto? Mi sento frenata, incredula, non riesco a trovare l’energia necessaria per affrontarne ancora un altro. Eppure mi basta alzare lo sguardo verso quei fogli di carta appesi alla parete che testimoniano i miei traguardi accademici. Mi basta chiudere gli occhi, concentrarmi solo su quanto amore io porti dentro. Ce la farò, continuo a ripetermi. Posso ancora dimostrare quanto valgo. Come sempre, con il cuore che mi scoppia dal petto e le lacrime agli occhi di chi sa ancora commuoversi, ogni volta che si raggiunge una pace, una vittoria. E sarà condivisa, sarà tutta condivisa con te, angelo mio. Oggi ho bisogno di te, non andare, ti prego. Oggi dammi l’amore che muove il mio cuore e portami a vincere questa battaglia. Perché oltre ogni limite, umano e terreno, con te, solo con te, ho scritto di cose eterne. E continuerò a farlo, papà, per tutta la vita.
Quando sei triste, magari sei solo pensierosa. Quando sei pensierosa, magari stai solo attendendo che passi presto un momento, quell’episodio che ti fa stare col fiato sospeso. In silenzio, guardati attorno. Alza lo sguardo al cielo e perditi nella bellezza di tutto ciò che è sopra di te. Gli angeli, ti osservano. Non puoi certo immaginare che altrove si starebbe meglio, perché oggi hai una luce che ti attornia spettacolare. È coinvolgente, sincera.
Ecco, quell’attesa così noiosa, incerta e ricca di interrogativi inizia lentamente a scemare. Ti accorgi di quanto sia stato importante fermarti, resistere. Nonostante il dispiacere di molto tempo trascorso, sei di nuovo in gioco, con tutto il cuore. Perché lo sai prima di ogni altra cosa o persona, che ogni volta che scendi in campo con il cuore, vinci. Superi ogni battaglia. Raggiungi quella luce interiore e riesci a trasporla oltre te stessa. Sei coinvolgente, sei felice. Ti senti così, illuminata. Travolta da una bella giornata. Una giornata in cui il cuore è al riparo e tutti quei momenti di bilico sembrano evasi per sempre. Sei grata, sei fortissima. Oggi, hai saputo dimostrare a te stessa che superando i momenti bui sei sempre in grado di riabbracciare la luce. Non ti sei accontentata, non ti sei scoraggiata. Oggi sei luce, speranza e amore.
E torni con lo sguardo rivolto al cielo per ringraziare anche lui, come ieri, come domani. Per tutta la vita, per ogni sorriso e per le emozioni più belle di cui godi.
Vorrei raccontarle, vorrei le vivesse anche lui.
Sono sicura che oggi sarebbe fiero di me, perché ho saputo mantenere alto il potere dei sentimenti e non ho mai smesso di credere in quello dell’amore.
Grazie ❤️
La parola vantaggio, rima alla perfezione con “coraggio”. Quest’ultimo, risulta essere fondamentale per superare una condizione precaria, una sfida, una complicanza incontrata lungo la strada. Il coraggio è qualcosa che non sempre nasce da fuori, dall’esterno o da chi ci attornia. Spesso, al contrario, insita dentro di noi e ci spinge a compiere un’azione piuttosto che un’altra. Bisogna comprenderne la fonte, l’origine. Per cercare di alimentare, di annaffiare o semplicemente sostenere l’ottimismo alla nascita. Eppure, per quanto il coraggio alberghi dentro noi, spesso ci troviamo a cercare motivazioni anche lontanissime dal nostro corpo.
Ci pensavo da questa mattina. Esattamente dal momento in cui l’allarme della sveglia preannunciava l’inizio di una lunga giornata. Come avranno dormito i miei alunni? Ma soprattutto saranno riusciti a dormire? Alle ore 8:00 sarebbero cominciati gli esami orali, i colloqui finali di un percorso scolastico che si sarebbe chiuso
.
Sul loro volto ho saputo individuare tanta paura, emozione e anche tanta incertezza. Interrogativi sul domani che presentano vuoti e malinconie. Eppure li osservo da fuori l’aula e sembrano già così adulti.
Oggi avrei voluto insegnare loro che anche la paura può diventare azione, che anche i sogni possono essere avverati. Oggi ho sentito di comunicargli che la passione non devono mai accantonarla e che ogni passo verso il domani, deve ricordare da dove si è partiti. Il coraggio è proprio questo: provare a superarsi ogni giorno, tentare di spingersi oltre i propri limiti, non dimenticando mai che tutte le paure affrontate, si sono rivelate decisive per diventare ciò che siamo. Che quelle paure si tramuteranno in altre, ma forse non ci abbandoneranno mai. Che senza quelle paure, domani non avremmo il coraggio di superare qualunque difficoltà.
Quindi avrei voluto ripetergli di non sentirsi mai nel posto sbagliato, o forse che si tratterà soltanto di un momento passeggero, prima che la paura scemerà e sarà soltanto un ricordo del tempo vissuto.
Alcune volte chiudo gli occhi e cerco di sentire la tua voce. Provo a isolarmi dai rumori esterni e ti cerco nel buio dei ricordi. Lontani nello spazio ma in un tempo che sembra ancora presente. Non te ne sei mai andato. Ti reclamo nel silenzio della notte con tutto il mio cuore, nella speranza che una minima parte di te possa ricongiungersi con il mio spirito. Ti chiamo perché mi manchi, perché vorrei averti qui con me. Desidererei trascorrere con te almeno un altro giorno di questa vita, un giorno di sole, in cui tutta la luce del cielo possa illuminarti. Ricordo quando mi chiamavi piccirè, quando mi portavi in giro dai tuoi colleghi di lavoro, quando ero la tua principessa. Ricordo i giri in auto, le lunghe cantate alla radio, Pino Daniele. Ricordo il caffè amaro e la sigaretta che bruciava lentamente perché eri sempre pieno di lavoro da sbrigare.
Io non voglio festeggiarlo questo giorno, questo maledetto venerdì, in cui tu non sei al mio fianco. Io non ho nulla da celebrare perché te ne sei andato via, e non tornerai mai più. È un dolore immenso che non riesco mai a superare. Non riesco mai a capire perché mi hai lasciata da sola e hai permesso tutto questo. Adesso che mi rimane solo la memoria, il ricordo che ho di te, e dei momenti nostri, vorrei solo tu tornassi da me.Per poterti toccare, baciare, odorare. Mi manca il tuo profumo. Mi manca maledettamente il tuo sorriso, papà. E lo so, lo ripeto quasi ogni giorno a me stessa, che tu sei l’angelo più bello del paradiso, ma alcuni giorni questa certezza non mi basta. E mentre tutto il paese festeggia questa giornata così importante, i miei occhi si posano sulla tua gelida lapide, papà. Mi sento così impotente, quasi responsabile. Perché te ne sei andato via davanti alle mie urla, al mio spavento ingenuo, ai miei stupidissimi 20 anni. Te ne sei andato troppo presto, mentre io pensavo che durassi tutta la vita. Sei eternamente vivo nei miei occhi e nel mio cuore. Ma quanto vorrei che al riaprire dei miei occhi tu fossi qui ora. Solo per dirti che non c’è bisogno della “festa del papà” per celebrarti. Che rinascerei e morirei altre mille volte figlia tua. Mi manchi tantissimo. E sarò sempre la tua piccirella, fin quando il mio cuore batterà, ti giuro che lo farà per entrambi. Perché tu mi hai insegnato a camminare e se oggi sono in grado di continuare a farlo senza te e anche merito tuo. Tanti auguri papà, ovunque tu sia, so amarti fin lì. ❤️
Che fai? Perché stai guardando fuori dalla finestra? Mi ripetevo incessantemente mentre lo sguardo vagava nel grigiore del cielo. Assente, continuavo a chiedermi quando, sarebbe arrivato il momento.
Gli occhi hanno il potere di surrogare gli altri sensi e quasi mimetizzarli. Sanno parlare, comunicare e sorridere. Sapevo che questo non era il caso. Increduli, questa volta non riuscivano a smascherare l’incerto. Era tutto fermo, quasi immobile. Gli unici movimenti del tempo, venivano scanditi dal rumore delle foglie agitate dal vento. La pioggia era da giorni una costante.
Non mi dispiaceva, l’acqua che scendeva riusciva a tenere la giusta compagnia. Guidava l’equilibrio della ricerca, come un sottofondo musicale, quasi terapeutico. Ma le risposte erano tardive, quasi peggiori delle previsioni iniziali. Convinta che quello sarebbe stato il punto esatto da cui ammirare il panorama, continuavo a sperare che qualche segnale si facesse vivo.
Tornavano soltanto i cattivi odori.
Il calore del caffè mi inebriava la vista mentre il fumo lasciava spazio ai pensieri. Mi interessava sempre andare a fondo dei particolari, districarli. Guardarli con occhio lucido e investigativo, da ogni prospettiva. Non era più il momento di darla vinta alle emozioni. Non ero più in grado di tollerare l’amaro delle cattive abitudini. L’amore mi aveva salvata una marea di volte, ma era l’arma più potente e distruttiva,al contempo. Investire altro tempo in delusioni e paure non era possibile, non in questo periodo così pretenzioso di attenzioni. Cercavo soltanto l’odore vero, quello buono come nasceva dal caffè che mi addolciva il palato. Quello naturale, appunto.
Ma da quella finestra ammiravo soltanto silenzi e infelici ricordi, di sapori aspri. Di momenti difficili, taglienti. Così pensando, di allontanarmi e rifugiarmi nelle coccole della colazione, arrivava ormai inattesa la risposta. Mi voltavo incuriosita,come al solito, verso l’ignoto. Mi fidavo della fonte, non avevo altre carte da giocare. In omaggio c’era solo una visuale più ampia, a prima vista profumata.
Decidevo di fidarmi, di tentare una nuova esperienza. Alla ricerca dell’odore, quello vero, afrodisiaco. Ci stavo provando, sentivo di essere quasi alla fonte, per un momento andava tutto secondo i piani. Poi una brusca deviazione di marcia, senza preavviso, trascinava via ogni sapore di speranza. Ma continuavo a crederci, a pensare che quella non era la fine. Quella mattina era solo un nuovo inizio, probabilmente più bello delle ultime albe. In cui ero attorniata da odori di ogni tipo, forse scaduti.
La finestra iniziale si chiudeva perfettamente. Ero pronta per una nuova immersione. O almeno i sentimenti erano già tutti lì, in fila indiana pronti all’uso. L’odore del caffè continuava a catturare la mia attenzione, mentre un nuovo cammino si proiettava all’orizzonte.
Capitano giornate tristi. Giornate in cui l’unica luce che riesci ad avvertire proviene da dentro. Capitano quando meno te lo aspetti, e non puoi far altro che affrontarle, utilizzando la tua riserva infallibile, quella “primavera”che custodisci nell’emisfero destro. Con quei fiori che indossi al posto delle camicie e quei sorrisi che profumano di sincerità. Il fiato si accorcia, il gelo della temperatura esterna sembra pervadere anche la parte più intima di te. Quasi perdi il controllo. Quasi scivoli giù senza paracadute. Dove sono finiti i colori? Sembra tutto sbiadito, tutto confuso. Eppure ci avevi messo tutto l’impegno e l’amore possibile nel coltivare quei prati. Incolti, appaiono, oggi. Preferiresti sfoggiare azioni cancellabili, quasi come disegnate da una penna elementare. Non riesci a tacere, cominci ad aprire canali di comunicazione. Canali di relazione, di confronto. Ma di cancellabile purtroppo non c’è nulla, se non questo tempo sufficientemente vissuto, che ha sorpreso il tuo umore e sfidato la tua paura. Solo un piccolo gesto basterebbe, per aprirla veramente. Aprire la porta del tuo cuore, immenso ma di facile accesso, anche nei giorni più bui e complicati. Aprila e tienila per pochi, questa voglia incommensurabile d’amore, che ti accompagna ottimisticamente, sempre. Sii coraggiosa, adrenalinica e forte, che quando rimani aperta, anche quei prati incolti cominciano a germogliare. E quando cominci tu, contagi anche a chilometri di distanza. E quando ci sei tu, anche la brutta giornata diventa lucente.
Aprila, e tienila accesa.
Che domani andrà meglio e i fiori riprenderanno a crescere.
Grazie
Sei così bella, che a volte mi perdo nei tuoi pensieri, riesco a sentirli, a toccarli, a capirli. Sei così dolce, tremendamente sensibile. La tua sensualità arriva di corsa a smentire ogni probabile dubbio: sei ancora più tenace, più forte e determinata di come appari. Ti sei messa in gioco, l’hai fatto nonostante i mostri del passato. Ti sei interrogata su quale fosse la strada giusta almeno cento volte, ma la risposta è sempre giunta dal cuore. Il cervello in queste circostanze gioca un ruolo superficiale, da spettatore. Tutti i sentori che avverti derivano dalla passione, da quell’ardore che ti spinge a viverti il presente incurante del domani. Sei sempre stata in grado di camminare da sola, a testa alta. Perché quando decidi di vivere un’emozione lo fai in maniera esagerata. Perché se desideri, lo fai senza mezze misure. Perché se ci sei, nessuna parte di te è altrove, se non qui. Non riesci a calibrare, ti trovi dentro fino al collo. Ma questa volta è diverso. Questa volta sai che non puoi permetterti di cadere. Hai già superato e capito troppe persone, cose e situazioni. Adesso meriti un po di felicità. Di sane risate e abitudini gentili. Adesso vuoi sorridere e non pensare al pericolo. Adesso pensi di meritare qualcosa di esclusivamente bello. Adesso pensi di non voler più sacrificare il tuo oggi per un domani migliore. Adesso sei felice, lo senti. Vuoi tornare a brillare di luce tua, ci sei quasi. Non smettere di farlo, non permettere a nessuno di farlo. Sei importante, amati e credici. Perché tu sei una di quelle persone che si incontrano quando la vita decide di farti un dono. Abbracciati e regala al mondo il tuo sorriso, perché quando lo fai, li fuori si sta meglio. Perché quando sorridi, anche l’amaro diventa meno indigeribile e tutti i colori si presentano più luminosi. Sei bellissima.
Una stanza bianca di modeste dimensioni lascia spazio ad un passo a due.
Io e te, così scontato, allora.
Tu, padrone di un ritmo cadenzato più veloce delle tue intenzioni.
Io, minuscola al tuo cospetto.
Dal basso, ti guardo con gli occhi dell’amore.
Tu, mi tieni le mani incurante delle note che scorrono in sequenza.
Leggera come l’aria, danzante.
Mi fermo a guardarti, così maestoso e sicuro di sè, mi incanti.
Io e te, adesso accompagnati dalla voce di Pino Daniele in sottofondo che intona “ e se chist nun è ammore”.
Mi fido di te.
Mi prometti che quel ballo lo avremo continuato assieme l’indomani.
Peccato che un domani non sia più avvenuto.
Peccato che quel ballo continua soltanto nei miei sogni.
Forse per questo non riesco ad eliminare Pino dalla mia songlist.
Mi tiene legata a te.
Mi riporta a quella danza nel salone di casa,
Quando tu eri al mio fianco,
E ora non ci sei più.
Quel giorno ho contato tutto.
Ho contato le lacrime.
Ho contato i sospiri.
Ricordo ogni immagine e rivivo ogni sensazione.
Non dimentico niente.
Giorni di pace e silenzio e giorni di urla e disperazione.
Te lo racconto ogni giorno quel giorno.
Te lo racconto perché voglio che tu sappia quello che hai lasciato.
Che mi è rimasto.
Mi manchi Papà.
Chiudo la penna prestando attenzione a non macchiarmi di inchiostro. I pensieri stanno diventando invadenti, quasi insopportabili. Difficili da gestire, ma così facili da comprendere. Passiamo giorni interi a cercare un modo di interpretare le sensazioni, cerchiamo un modo che sia meno doloroso possibile, ma anche più rapido per uscirne. Accade veramente di rado riuscire a soffermarsi sul presente, siamo continuamente influenzati dal passato. Il futuro che prima ci spaventava, adesso sembra essere quasi debilitato. Ci accontentiamo della condotta quotidiana, del buon senso, di terminare la lunga lista di faccende appuntate. Non curiamo più l’evento straordinario. Perché “va bene così, l’ho già risolto ieri”. E se oggi fosse davvero un’occasione? Un’opportunità che domani starai già rimpiangendo? Dobbiamo imparare a rallentare, a misurare ogni gesto che compiamo, ogni passo che facciamo. Dobbiamo insegnare ai nostri alunni l’importanza dei legami, della comunicazione, del dialogo. Ma quanto tempo occorre per fermarsi un minuto e dedicarsi a qualcosa che non è presente nella lista? Siamo pervasi da responsabilità, costretti da limiti temporali. Spesso finiamo per emulare meccanismi ordinari senza nemmeno avere l’aspettativa di cambiare. Perché il cambiamento spaventa, il cambiamento implica novità. Il cambiamento pone davanti a scelte che potrebbero rivoluzionare il futuro. Dobbiamo essere qui e ora, come dice sempre la mia dottoressa. FERMATI. circondati oggi di quello che vorresti domani, non aspettare che sia il tempo a restituirti risultati. La corsa ti farà soltanto terminare i tuoi impieghi prima dello scadere della giornata, ma non ti assicurerà sulla qualità, sulla rendita. Per questo, mi dice A., cerca di non appesantire i tuoi pensieri. Non significa essere superficiale, bensì audace, selettiva. Cura ed esegui minuziosamente i tuoi adempimenti, ma concediti il lusso di abbracciare l’ignoto.
Dietro il buio dell’incertezza, si può celare la più grande e profonda sorpresa del tuo domani.
Oggi mi è capitato di salutare un’amica di vecchia data, o forse meglio definirla una persona del passato. Una di quelle persone che sono entrate a far parte dei miei giorni, hanno conosciuto i miei passi, le mie debolezze e i miei punti di forza, per poi svanire nel tempo ogni giorno, sempre di più.
La costante che accomuna il presente al passato è il tempo che scorre, quella lancetta inesorabile che contrassegna la velocità di ogni momento, segnando inevitabilmente un ritardo sulla tabella di marcia. Ci capita tutti i giorni, si. Ma alcune volte capita che la marcia si interrompe e quel ritardo diventa significativo. Soprattutto quando ti aiuta a riflettere, a pensare a quante cose sono cambiate, anche attraverso il potere di un incrocio di sguardi. A volte è proprio vero che negli occhi si celano verità che il cuore fatica a riconoscere e l’animo a riflettere.
L’ho vista triste, sola. Quella ragazza dalla postura rigida e il sorriso stampato sul volto, oggi mi appariva quasi priva di mezzi. E con mezzi intendo emozioni.
Perché come ieri, anche in questo mercoledì uggioso in cui il sole sembra fare a pugni con le nuvole, le emozioni sono il centro focale di ogni processo. L’ho rivista, mi sono voltata quando lei era già passata oltre e mi sono resa conto della fugacità che ci attornia in ogni azione. Di quanto sia superficiale la forma, l’apparenza.
E così, dopo alcuni passi rallentati intenzionalmente, il coraggio di tornare indietro per chiederle almeno se stesse bene, non ho saputo proprio tacerlo. M. si è fermata incredula difronte al marciapiede della scuola, mi ha guardata stupita e mi ha solo detto “grazie”. Non era quello che volevo. Non era previsto, né contemplato.
Ci sono ancora persone che si meravigliano quando ti fermi ad ascoltare?
Sono io che ringrazio te, le ho detto sussurrandole che sarei rimasta fino a quando non si fosse sentita meglio. Il tempo può trasformare un legame, un sentimento o anche una sensazione, ma certo non può cambiare la forza delle emozioni.
Con quelle ci andrò sempre a braccetto, e così pensando ho invitato M. A seguirmi per qualche metro, laddove avrei posato la borsa da lavoro in auto, per trattenermi ancora un po’ con lei. Il mercoledì a Marano fanno il mercato e io sono solita anticiparmi di almeno una mezz’ora rispetto al suono della campanella.
Questa mattina M. Ha dato un valore a quest’attesa, a questo tempo di anticipo.
Ricordati, le ho detto sorridendole dopo averla ascoltata con il cuore fuori dal petto, rinuncia a chi ti vuole donare esclusivamente “poco”. Preferisci il nulla, perché alle briciole puoi farne a meno. Tu meriti tanto, tantissimo. I nostri giorni sono contati, non possiamo permetterci di elemosinare quello che di più bello ci resta ogni giorno della nostra vita, l’amore.
Proteggi le tue intenzioni, amati profondamente e dedicati a chi ha saputo tirare fuori il meglio di te, anche nei momenti più dolorosi.
Ciao M., ci vediamo mercoledì prossimo, stesso posto, stessa ora.